nov. 2017
Anno 01
Il Fiore Azzurro 8 novembre 2017

Riflettere il "Cielo", costruire la "Terra".

In quell’immaginifico atlante dell’Altrove che sono Le città invisibili di Italo Calvino, sul filo del racconto di Marco Polo il lettore si imbatte in due città che sembrano a prima vista somigliarsi: Perinzia e Andria.
Entrambe hanno deciso di edificarsi in strettissima relazione con il “Cielo” e i suoi fenomeni, entrambe sembrano riflettere un medesimo “ordine”, un progetto che le fonda e le tiene in vita. E tuttavia: una lentamente muore, una cresce e si rinnova. Leggiamo i due incipit, che ne descrivono i caratteri fondamentali:

“Chiamati a dettare le norme per la fondazione di Perinzia gli astronomi stabilirono il luogo e il giorno secondo la posizione delle stelle, tracciarono le linee incrociate del decumano e del cardo orientate l’una come il corso del sole e l’altra come l’asse attorno a cui ruotano i cieli, divisero la mappa secondo le dodici case dello zodiaco in modo che ogni tempio e ogni quartiere ricevesse il giusto influsso dalle costellazioni opportune, fissarono il punto delle mura in cui aprire le porte, prevedendo che ognuna inquadrasse un’eclisse di luna nei prossimi mille anni. Perinzia – assicurarono – avrebbe rispecchiato l’armonia del firmamento; la ragione della natura e la grazia degli dei avrebbero dato la fortuna ai destini degli abitanti”.
(…)
“Con tale arte fu costruita Andria, che ogni sua via corre seguendo l’orbita d’un pianeta e gli edifici e i luoghi della vita in comune ripetono l’ordine delle costellazioni e la posizione degli astri più luminosi: Antares, Alpheratz, Capella, le Cefeidi. Il calendario della città è regolato in modo che lavori e uffici e cerimonie si dispongono in una mappa che corrisponde al firmamento in quella data: così i giorni in terra e le notti in cielo si rispecchiano”.

Sia Perinzia che Andria – così appare chiaramente da quanto letto – cercano di riflettere l’ordine degli astri e di organizzare la loro fisiologia urbana secondo punti di riferimento esterni con cui stabilire un rispecchiamento che ne fondi l’identità e ne assicuri allo stesso tempo l’armonia.
Ma leggiamo come continua la descrizione di Perinzia fatta da Polo al Kublai Khan:

 “Nelle vie e piazze di Perinzia oggi incontri storpi, nani, gobbi, obesi, donne con la barba. Ma il peggio non si vede; urla gutturali si levano dalle cantine e dai granai, dove le famiglie nascondono i figli con tre teste o sei gambe.
Gli astronomi di Perinzia si trovano di fronte a una difficile scelta: o ammettere che tutti i loro calcoli sono sbagliati e le loro cifre non riescono a descrivere il cielo, o rivelare che l’ordine degli dei è proprio quello che si rispecchia nella città dei mostri”.

Perinzia è popolata – e sempre più sembra essere destinata a popolarsi – di mostri: un triste destino di aberrazione la segna, come il frutto di una colpa, di un errore progettuale o, peggio, di un’inquietante somiglianza. Calvino lascia intendere che l’aberrazione di Perinzia potrebbe non essere altro che il frutto della sua pedissequa fedeltà al Cielo, alla sua mostruosità distante, ipotesi che si pareggia in fin dei conti con quella dell’errore di calcolo: al netto del silenzio del Cielo, Perinzia deve comunque constatare la sovrapposizione tra il miracolo e il mostro, il sacro e l’orrendo, l’immutabile ordine celeste e la segregazione.

È forse una latente consanguineità tra il divino e l’umano a rendere infausta una relazione così stretta? O è il modello di relazione instaurato ad essere alienante?
Perché Andria invece prospera? Cosa le permette, pur relazionandosi al Cielo, di scongiurare le terribili mutazioni che si moltiplicano a Perinzia?
Marco Polo pensa di avere la risposta ma si trova ad essere contraddetto quando, complimentandosi con i suoi cittadini, ne elogia la presunta immobile armonia, specchio fedele degli ordini celesti:

“Ai cittadini d’Andria, lodandone le produzioni industriose e l’agio dello spirito, m’indussi a dichiarare: – Bene comprendo come voi, sentendovi parte d’un cielo immutabile, ingranaggi d’una meticolosa orologeria, vi guardiate dall’apportare alla vostra città e ai vostri costumi il più lieve cambiamento. Andria è la sola città che io conosca cui convenga restare immobile nel tempo.
Si guardarono interdetti. – Ma perché mai? E chi l’ha detto? – E mi condussero a visitare una via pensile aperta di recente sopra un bosco di bambù, un teatro delle ombre in costruzione al posto del canile municipale, ora traslocato nei padiglioni dell’antico lazzaretto, abolito per la guarigione degli ultimi appestati, e – appena inaugurati – un porto fluviale, una statua di Talete, una toboga.
– E queste innovazioni non turbano il ritmo astrale della vostra città? – domandai”.

Andria infatti non è immobile, non è il mero riflesso di un Cielo statico e prevedibile. Essa sembra aver rinunciato all’ossessione dello scrupolo mimetico nei confronti di un Cielo temuto, distante e irrelato, semplicemente da trascrivere.
L’affermazione di Marco Polo rivela d’altronde la matrice ossessiva del dubbio ricorrente – il dubbio del giusto ordine, del rituale scrupoloso e appunto “religioso” – che opera in Perinzia e che ha forse da sempre caratterizzato tutte le forme delle religioni storiche fondate sulla separazione tra l’umanità e il Sacro. Non così funziona Andria, la città degli uomini, che si interfaccia al Cielo, sì, ma non è schiava della sua immagine statica, o presunta tale.
Andria è infatti in relazione attiva con questo piano ulteriore, non pretende di poterlo rispecchiare passivamente (lo interpreterebbe comunque, lo deformerebbe pur con le migliori intenzioni, come forse fa Perinzia), ma sperimenta questo nesso – riconosciuto e operante – con un lavoro su se stessa, in un continuo cantiere sia materiale che ermeneutico. L’epoca della pretesa rappresentativa ha altrove generato mostri, come il sonno di una ragione impigrita e infiacchita, di una metafisica degenerante. Solo la sperimentazione, in accordo dialogante col Cielo, ne ha permesso la sopravvivenza, l’evoluzione, la prosperità. Non solo, ma quello che viene costruito ad Andria modifica a sua volta il Cielo stesso, che ne elabora secondo il proprio codice i mutamenti.

Perinzia è diventata la città dei mostri, proprio lei che ha fatto e fa di tutto per somigliare agli dei: il suo corpo imbalsamato è quello di una mummia, cioè di un cadavere in corruzione; Andria è invece una città viva, ha scoperto un nesso, una reciproca relazione tra il proprio linguaggio urbano e quello del firmamento, e dialoga con un Cielo non più solo temuto ma rispettato, un Cielo che finalmente le corrisponde:

“- Così perfetta è la corrispondenza tra la nostra città e il cielo, – risposero, – che ogni cambiamento d’Andria comporta qualche novità tra le stelle-. Gli astronomi scrutano coi telescopi dopo ogni mutamento che ha luogo in Andria, e segnalano l’esplosione d’una nova, o il passare dall’arancione al giallo d’un remoto punto del firmamento, l’espandersi di una nebula, il curvarsi d’una spira della via lattea. Ogni cambiamento implica una catena d’altri cambiamenti, in Andria come tra le stelle: la città e il cielo non restano mai uguali.
Del carattere degli abitanti d’Andria meritano di essere ricordate due virtù: la sicurezza in se stessi e la prudenza. Convinti che ogni innovazione nella città influisca sul disegno del cielo, prima d’ogni decisione calcolano i rischi e i vantaggi per loro e per l’insieme della città e dei mondi”.

Sicurezza in se stessi, prudenza (non la guardinga pavidità, ma – etimologicamente – la consapevolezza di chi conosce, sa prevedere e agire di conseguenza), responsabilità: qualità che potrebbero ben contribuire a descrivere il progetto di un’umanità finalmente all’opera per riconciliarsi con se stessa e con il cielo.

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di Giuseppe Spinnato
Classe '85, da grande voleva fare l'entomologo, il disegnatore, il camminatore a tempo indeterminato. Poi si è deciso, così dice, per qualcosa che ha a che fare con le parole, cui però vorrebbe far seguire i fatti. Oltretutto parla ancora spesso di insetti. È stato avvistato nelle aule di varie scuole, dalla Sicilia alla Lombardia.