dic. 2017
Anno 01
Il Cuore a nudo 6 dicembre 2017

Quando la fine diviene un inizio

Appena passato l’autunno, anche detto periodo delle piogge, siamo giunti alle fredde e soleggiate giornate d’inverno.

L’anno volge al termine e si tirano le somme delle esperienze vissute che entrano a far parte della nostra vita come esperienza diretta dell’esistenza.
Le foglie tra le tonalità del giallo e del rosso lasciano spazio ai rami, scoperti e pronti ad affrontare il freddo.
Questo periodo, così vicino al giorno della nascita del Cristo, porta con sé una piccola luce di speranza, alimentata da un debole fuoco protetto da una capanna.

Vorrei così portare nella giornata di oggi, probabilmente una giornata lavorativa, un momento di pensiero e riflessione che possa iniziare a condurci con il giusto animo ad accogliere queste feste che verranno.

Non voglio parlare dei regali, delle luci, dell’atmosfera, del consumismo, della nevrosi o di qualsiasi altro discorso sia già stato proposto e riproposto altre milioni di volte circa questo momento dell’anno.

Il 25 dicembre si annuncia la nascita dell’Uomo, dell’uomo salvatore.
L’uomo che crescerà, soffrirà, patirà e poi risorgerà.

Non oso arrivare a narrarvi una storia analoga, eppure oggi, vorrei raccontarvi, sussurrarvi, una vita di passione, ma di una donna questa volta; e approfittandone, vi proporrò l’osservazione/contemplazione di uno dei suoi primi quadri.

Il fine di questo articolo sarà dunque dare a me e a voi la possibilità di credere in una speranza di rinascita. Quel famoso mito orfico di cui spesso ci siamo trovati a parlare, o ancora il terribile viaggio di Dante dall’Inferno al Paradiso sono solo gesta parallele a quelle che ogni uomo, ascoltando il proprio coraggio, sarebbe chiamato a compiere.
Oggi ci dedichiamo alla storia di ognuno di noi passando per quella di una delle più grandi artiste del XX secolo.

Frida Kahlo è stata una stravagante e appassionata artista degli inizi del ‘900; una delle voci femminili più risonanti nel campo della pittura.
Nel 1925 però rimase vittima dello scontro tra l’autobus e un tram, alla sola età di diciotto anni. Questo evento, che la lasciò in fin di vita, cambiò profondamente la sua esistenza.
In gravissime condizioni e contro ogni previsione Frida fu in grado con il tempo di riprendere pieno possesso del suo corpo e tornare anche a camminare.
Il tutto non avvenne con facilità: fu costretta a un lunghissimo periodo di convalescenza, confinata nel suo letto e destinata a dolori lancinanti e a una profonda solitudine.

Da sempre amante della pittura e dell’arte, iniziò così una lunga produzione di autoritratti: l’introspezione e lo specchio montato sul letto a baldacchino dai suoi genitori le consentirono una via di fuga alla tristezza mortifera della realtà che aveva attorno.
La voce dei parenti che la vedevano ormai in fin di vita e le diagnosi mediche per cui non si prospettavano possibilità di sopravvivenza, sprigionarono in lei una straordinaria forza reattiva e di perseveranza: un contatto con la forza primordiale che giace in ognuno di noi, la forza selvaggia della natura dell’uomo.

Il dipinto che potete osservare è stato proprio il primo di una lunga serie di auto-ritratti ed è del 1926 (Autoritratto con abito di velluto).

Frida

Studiando e analizzando la storia della sua vita una delle caratteristiche più peculiari della sua produzione è stata, senza ombra di dubbio, la sua capacità di raccontarsi.
Attraverso i meravigliosi quadri che ha dipinto emerge una grande capacità e coraggio di fare una cosa in particolare: guardarsi dentro.
Ho scelto questa artista non solo per il valore che ha la sua figura nel femminismo moderno, o il suo contributo per la storia dell’arte o ancora per il vezzo d’icona di cui si è sempre fatto ampio uso. Ho scelto questa donna perché rappresenta come tale una esperienza di morte e rinascita.
Quando nel silenzio delle ombre riusciamo a percepire la flebile voce del nostro cuore costretto in gabbia, questo ci sussurra tenere e dolci parole, di disperazione e accoglienza allo stesso tempo. Urla sofferente “guardami, vivi portandomi con te ogni giorno, smettila di massacrarmi”.
La ricerca di un contatto con la parte più profonda di se stessi è stato ciò che ha reso grande questa artista.
Le sue tele raccontano la sua vita spezzata, la sofferenza per l’amore travagliato di un uomo poco fedele ma estremamente talentuoso, la disillusione totale per il tradimento della sorella, e ancora il dolore più grande, quello degli aborti costanti che la terranno per sempre lontana dal poter partorire un figlio.
Ecco, ho voluto raccontarvi oggi la storia di rinascita di una donna che nonostante non potesse generare una nuova vita da sé, ha combattuto tutta la vita contro la morte, dei sensi, dei sentimenti, del corpo, e ha lottato ogni giorno per rinascere solo e unicamente per il più grande degli amori, quello per se stessi.
I colori della sua patria, il Messico tumultuoso degli anni ’30, dei suoi abiti, delle sue tele, vivono e vibrano ancora oggi della tenacia e della forza di chi non si è arreso alla vita, ma ha fatto delle più grandi sofferenze motivo per risvegliarsi e lottare ogni giorno.

Non saremo forse in grado noi di cambiare il mondo nella nostra breve vita, ma se aiutare noi stessi, cambiare noi già da ora, da questo momento di fronte allo schermo di un computer, o in un bar affollato, o in biblioteca o in macchina, fosse il vero momento di rinascita? Morire alla forma triste, egoica, vorace e omicida del nostro sé per permettere alla nostra anima di vivere già da domani con la consapevolezza di riscoprire la forza che giace silente in ognuno di noi.
Non possiamo aspettare o pretendere che il tutto venga dall’altro, o dall’esterno. Non rimaniamo fermi e inermi ad attendere che questo momento ci trascini nell’oscurità vorace di una realtà sempre più orrifica e violenta.

Forse ora più che mai, possiamo cominciare a ripartire dalla fede, a ripartire dall’acqua che bagna le strade e cancella l’afosa cappa estiva per permettere al mondo di morire, per rinascere nel nuovo anno.

Possiamo anche noi affidarci alla vita e scoprire che forse, dopo il freddo, le tempeste di lacrime e gli uragani di sofferenza, possiamo sperare di rinascere in una nuova forma del nostro sé, quella consapevole e che respira i colori dell’anima.

 

Scrive così Frida su una pagina di diario nel 1954:

Piedi, perché li voglio se ho ali per volare?

4 risposte a “Rinascere dalla pioggia”

  1. Gabriella scrive:

    Che bello Daria questo tuo scritto perché affronta la sofferenza dell’uomo (in tal caso di una donna singolare) lasciando però trasparire la speranza che non abbandona mai il “povero di Spirito”. Anche le situazioni più disperate possono portare ad una rinascita con animo più consapevole e libero.
    Si, questo periodo di avvento (attesa) più che mai richiede una riflessione così profonda! Grazie

    • admin scrive:

      Grazie di cuore. Avvicinaci al Natale con questo “spirito” infatti, credo sia la cosa più importante, per poter sopravvivere a queste fredde giornate con quel poco calore che rimane. Un caro saluto.

  2. Lorenzo C. scrive:

    Grazie Daria per questo bel contributo. Sinceramene non conoscevo alcuni dettagli della vita di Frida Kahlo ed è per questo che ho trovato il tuo intervento anche molto interessante. Leggendo le tue parole ho immaginato che le gocce di pioggia cadute sulla vita di Frida fossero di colore rosso. Ho pensato al rosso perché questo colore, meglio degli altri, rappresenta la vita. Il rosso infatti è il colore del sangue, del cuore, della passione, dell’amore e della rabbia. Queste componenti sono presenti in ogni vita, ma non in ogni vita hanno lo stesso ruolo ed in quella di Frida hanno assunto un peso determinante. In quel drammatico incidente perse molto sangue ma il suo cuore non smise di battere. Costretta a vedere la sua vita riflessa in uno specchio non aveva altra scelta che comprendere quanto in realtà abbiamo bisogno di amarci. Così si innamorò di sé stessa e rinacque. Tuttavia, quella rinascita non l’avrebbe posta al riparo da altre sofferenze. Chi vive con passione non può limitarsi ad amare sé stesso, neanche quando attraverso l’amor proprio riesce ad esprimere la ricchezza della propria vita, come faceva Frida con le sue opere d’arte. Quindi si innamorò anche di chi ha saputo prima ammaliarla e poi tradirla.
    Continuò a vivere una vita travagliata ma la sua rinascita non venne meno. Continuò nel suo intento di vivere la vita come un’opera d’arte che sapesse rappresentarla fedelmente. I suoi quadri non potrebbero parlare della sua vita se lei non avesse saputo continuare a parlare con sé stessa. Questa è la lezione che ci ha insegnato e che tu ci hai ricordato: trovare la forza per guardarsi dentro, comprendersi ed avere il coraggio di accettare e di rappresentare il proprio essere, anche quando trasuda sofferenza e tormento.
    Non è un caso che ciò sia riuscito a farlo una donna, per costituzione più predisposta all’ascolto e all’accoglimento. Anche per questo trovo che la tua testimonianza e le tue parole abbiano un grande valore.

    Con affetto, Lorenzo C.

    • admin scrive:

      Grazie davvero per questa meravigliosa riflessione. Credo tu abbia colto perfettamente l’essenza stessa di questa donna, pur non conoscendola, e sono felice che tu abbia potuto farlo tramite le mie parole. Potremmo approfondire ulteriormente la tua riflessione ricordandoci che il viola è il colore dell’avvento, ma con il rosso utilizziamo anche glorificare questo momento dell’anno riempiendone la nostra casa a festa. E inoltre amare noi stessi, come bene hai saputo cogliere, è la prima vera grande realtà e forse la più difficile di tutti da perseguire.
      Grazie ancora, un caro saluto.

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di Daria Falconi
Nata e cresciuta a Roma ha sempre visto il mondo da una diversa prospettiva: quella della possibilità. Ha da sempre amato viaggiare, l'arte e il cinema. Da poco laureata in lettere, il suo monito è di muovere una rivoluzione a partire dalla parola.